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Omelia Don Carlo 29 maggio 2019
Omelia 29 maggio 2019
“Voi adorate un Dio ignoto, senza conoscerlo.”
Siete commoventi, dice Paolo, avete un cuore che brama Dio che lo cerca a tentoni, vuole conoscerLo, dedicargli tutta la vita perché sente che la vita è fatta per essere dedicata a Chi la crea. Ma questo è il vostro dramma, che questo Dio non lo potete amare perché è ignoto. Uno senza faccia non lo si può amare lo si può solo temere e voi vivete nelle paura di Dio come ogni uomo che non lo conosce. Questo è il vero dramma e Paolo si strugge mentre dice questo in quella piazza là e dal cuore gli viene questo grido
“Io ve lo annuncio: è risuscitato dai morti”
Io vi svelo il volto, il Suo volto buono, il volto di Gesù risorto, un Dio, l’unico Dio amabile perché è l’unico Dio che toglie al mondo la paura, gli toglie la paura di Dio perciò la paura di tutto, fino alla paura della morte. È solo davanti a Gesù risorto che noi siamo senza paura. Quando in noi la paura domina è perché abbiamo dimenticato il risorto. Siam tornati ad adorare il Dio ignoto, a cercarLo a tentoni.
E cosa accade all’Areopago quando Paolo lo annuncia? Alcuni lo deridevano, alcuni divennero credenti e alcuni… Cioè non accade la stessa cosa per tutti. Il fatto è uguale per tutti, ma accadono due reazioni opposte. Per cui Atene non è né un successo né un fallimento, ma una cosa più bella: è uno spettacolo, è lo spettacolo della libertà. All’Areopago si svelano i cuori, si realizza quello che il Signore aveva promesso di Gesù bambino a Maria. “Questo sarà segno di contraddizione”, sarà quello che svela i segreti dei cuori. Paolo non ha mai il potere di convertire nessuno, ha solo il potere di smascherare il cuore. Il primo cuore che Paolo smaschera è il cuore di Dio stesso, svela che cosa ha nel cuore Dio, quello che Dio veramente vuole. Dio vuole la risurrezione e l’eternità degli uomini. E così svela anche il cuore degli uomini, quello che gli uomini veramente vogliono. Mostra la faccia degli uomini che vogliono l’eternità. Sono sette persone di cui ci sono i nomi Damaris, Dionigi, eccetera. I primi sette cristiani di Atene e svela il volto di quelli che lo deridono e se ne vanno, di quelli che si accontentano… Ecco, Paolo mostra le facce di quelli che vivono per l’eternità e la intravedono e la incominciano a godere e quelli che decidono di accontentarsi di meno dell’eternità. Vedere i cuori è lo spettacolo più bello che ci sia il mondo. Questo spettacolo è innescato da Paolo, cioè da un uomo che è cosciente che Gesù è risorto e lo rende presente attraverso il suo cuore, la sua faccia. Questo spettacolo possiamo goderlo in ogni istante ovunque, dovunque, in qualunque Areopago a condizione che abbiamo la coscienza, lo struggimento e l’audacia di Paolo all’Areopago.
Omelia Don Carlo 28 maggio 2019
Omelia 28 maggio 2019
“Vi manderò lo Spirito che vi guiderà alla verità tutta intera”.
Perché Io non sono la verità intera. Io non sono tutto: Tutto è il Padre, Io Lo rendo presente con la Mia umanità, ma Lui è un mistero inesauribile, non ci sta tutto in me. È irriducibile a me. Questo è il vostro errore: che voi pensate che io sono tutto. È per questo che la tristezza ha riempito il vostro cuore. È una tristezza che vi schiaccia. Infatti appena ho detto – è drammatico – “io vado al Padre”, la tristezza ha riempito il vostro cuore per la paura di perdermi. Ma se Gesù è tutto, perso Gesù è perso tutto. È questo che li angoscia.
A noi, quando ci domina la tristezza, ci riempie proprio il cuore. È perché per noi Gesù è tutto. Questa è la colpa, perché Gesù invece non è tutto. Tutto è il Padre, il Padre è irriducibile a Gesù.
Cosa può vincere questa tristezza che ci schiaccia, che schiaccia il cuore, lo paralizza, lo ottunde e si comincia a complicare? È geniale questo punto di metodo che dà Gesù. Sentite, dice:
“Questo accade – che la tristezza vi riempia il cuore – perché nessuno di voi mi domanda dove vai.”
È solo questa domanda che vince la tristezza maledetta che tante volte prende i Cristiani più ferventi. La domanda che ci libera è: Gesù ma dove vai? Che scopo hai? A che cosa tendi? Per che cosa brucia il tuo cuore? Perché non basta stare con Gesù, dire Tu per me sei tutto come la Maddalena che gli dà un’abbracciatona e lo vuol trattenere, non basta stare con Lui ma bisogna andare dove va Gesù, che va più in là. Bisogna avere il suo scopo, il suo obiettivo, bruciare del suo amore. La nostra amicizia serve solo a porci questa domanda, sennò l’amicizia ci riempie anche quella di tristezza, è deludente, ci incattivisce.
Quando la nostra amicizia ci delude, ci si intristisce è per questo: perché per noi Gesù è diventato tutto, ci basta stare con Gesù, non ci interessa più andare dove va Gesù, perché un Gesù ridotto a Gesù è la delusione totale.
Omelia Don Carlo 27 maggio 2019
*Omelia 27 maggio*
“Lo Spirito […] darà testimonianza di me; […] anche voi darete testimonianza (di me)”.
Io vi ho scelti proprio per condividere il compito che io ho nel mondo: di stare dentro il mondo, di essere dentro il mondo il volto del Creatore del mondo, perché vedendo me gli uomini vedano il Creatore e scoprano il senso di tutte le cose e di se stessi. Se venissero a mancare i testimoni di Dio, le cose ci sarebbero, ma a che scopo? Di alcune ti sembra di capirlo e molte le butterei via! E tu che ci stai a fare? Perché tu devi generare, fare! Ma se non lo sai, tutto ti diventa inutile e tu stesso ti senti inutile.
Mi viene in mente il poeta spagnolo Machado che dice: “ah lo so bene che i bicchieri servono per bere, _sirven para beber, lo malo es que no sabemos para qué sirve la sed_, è che noi non sappiamo a che ci serve avere sete!”
Ecco, essere testimoni di Dio, di Cristo nel mondo è il compito più grande che ci sia nella storia: tutte le altre cose le possono fare tutti, tutte le professioni, tutte le arti, tutti gli atti di amore…ma essere testimoni di Dio è solo per quelli che sono chiamati.
Io ho capito che, se vivo per questo compito, tutto è utile, non c’è da buttare niente del mondo e niente di me. Uno si sente prezioso, bellissimo, si sente desiderato e preferito, non è mail solo. Quando uno si sente brutto, inutile, solo, è perché è cambiato lo scopo, si è dato lui un altro scopo.
Che cos’è che mi fa diventare testimone di Cristo? Cos’è che rende un uomo testimone?
Gesù è acutissimo e concretissimo: “Voi siete testimoni, perché siete con me fin dal principio”. Il requisito del testimone non è di essere bravo, capace, performante, è di essere stato con Gesù, di aver condiviso la Sua vita e di avere l’audacia di dichiararla al mondo. Testimone – gli avvocati lo sanno – in tribunale chi è? Non è uno bravo e capace, è uno che c’era, che ha visto, che ha sentito, che racconta i fatti in cui è stato coinvolto. Solo questo. Infatti la virtù del testimone è quella che gli chiede il giudice: “giura”, “lo giuro”. Punto. È uno che dice: “sì, ho visto, lo giuro”.
C’è solo una cosa in più a questa lealtà di dichiarare i fatti in cui sei coinvolto che è chiesta al testimone di Gesù. Una cosa in più, è ovvio: che sia felice! Come racconta il testo che abbiamo sentito degli Atti: Lidia, questa donna di Filippi, la lavandaia, che appena battezzata non si tiene più, è tanto felice che dice: “Venite a casa mia”. “Ci costrinse ad accettare” dice disarmato Luca. Il testimone è testimone perché è così contento che ti deve invitare a casa sua, ti deve mettere a disposizione tutto quello che ha, perché capisce che l’uso migliore che ne può fare è di offrirlo a te per il compito che tu hai nel mondo e che hai svelato che ha lui.
Omelia Don Carlo 26 maggio 2019
Omelia 26 maggio 2019
“Vi dò la mia pace ma non come la dà il mondo”.
Che differenza c’è tra la pace di Cristo e quella del mondo?
Nel mondo la pace è assenza di guerra, quando “va tutto ok”, “no problem”, questo è “sto in pace”.
Per un ebreo, come Gesù, shalom, pace – in arabo si dice sālam – indica la pienezza del bene, il bene che riempie, il bene che non lascia un vuoto nel cuore.
E questa pace è evidente che non si trova nel mondo perché tu la guerra ce l’hai dentro: la guerra tra i tuoi desideri e le cose che non soddisfano mai pienamente nessun desiderio.
Allora come fa Cristo, che è realista, a dire “vi dò la pace” se Lui ha chiaro che la pace nel cuore non c’è, che le cose non lo soddisfano mai?
Perché la pace di Cristo, per essere pace, non ha bisogno di eliminare la guerra, la Sua pace è nella guerra, è indipendente da come vanno le cose, se è “tutto ok” o no, se ti soddisfano o ti deludono. Cristo, infatti, è un Dio che viene dentro la guerra, che combatte la guerra con me, tutta, dalla guerra dell’essere partorito alla guerra sulla croce; non solo la combatte con me, ma la perde pure, viene torturato e muore a 33 anni. Eppure, anche se è in croce, è in pace: “Padre, nelle Tue mani, mi abbandono totalmente”. La mia pace sei Tu. Gesù è in pace non perché è fuori dalla guerra, la guerra è guerra; è in pace perché per Lui Dio è tutto. È Dio – shalom (pace) – quello che è il bene che ti riempie il cuore. Vuol dire che quando io non ho pace dentro di me, di qualunque tipo, non è perché le cose non sono ok o perché sono in guerra, è che a me non basta Dio, è che per me Dio non è tutto, è appiccicato, è perché Dio non è la pienezza.
Gesù è in pace sulla croce e mi dimostra con la Sua faccia – ed il centurione lo vede bene: “Ma questo è il figlio di Dio” – che Dio può metterti in pace anche se sei sulla croce e lo dimostra non solo con la croce, perché la croce non è bastata. La croce ha spaventato tutti, anche gli apostoli che sono fuggiti dalla croce. La croce di Cristo, la passione di Cristo non basta a dare pace.
San Paolo diceva sempre agli altri apostoli: “Sarà commovente finché volete la passione di Cristo, ma non dà pace e non dà entusiasmo”.
E infatti Gesù – che lo sa bene – oltre la croce ha donato degli altri fatti storici che fondassero, che rendessero evidente, la possibilità della pace. Lo dice in questo Vangelo: “Adesso vado e tornerò perché quando questo avverrà voi crediate”: abbiate dei fatti evidenti che vi danno le ragioni per credere, per essere in pace. Vado – cioè muoio – tornerò risorto; mi vedrete, mi abbraccerete, mi toccherete come Tommaso, come Maddalena e sarete certi che la pienezza c’è, che quello che riempie il cuore c’è e sarete certi perché l’avrete tra le braccia, definitivo. Quando Tommaso è lì, davanti alla ferita, è evidente; quando ad Emmaus spezza il pane è evidente, quando Maddalena lo placca: “Noli me tangere”.
Mi spiace se spavento anche i device diabolici, ma quella pienezza fa tremare il mondo. Sarete certi quando mi avrete fra le braccia. Avrete tra le braccia, anche dentro la guerra, quella pienezza e sarete certi.
Quindi, per fare l’esperienza della pace di Cristo bisogna, ogni giorno, poter avere l’evidenza dei testimoni di Cristo Risorto. Non basta il Crocificco, occorre il sepolcro vuoto con le apparizioni di Cristo risorto. Si può vivere in pace anche dentro la guerra se ogni giorno si può fare l’esperienza che più di 500 persone hanno fatto tra la resurrezione di Cristo e l’ascensione di Cristo al cielo. Senza l’esperienza di quei più di 500 testimoni – dice Paolo nella prima ai Corinzi (al cap. 15) – senza quelle esperienze lì, tu non puoi essere in pace mai; anche quando è “tutto ok” all’americana o il “no problem” come gli svizzeri!
Dove mi accade ogni giorno, come accade a Pietro, a Giovanni, alla Maddalena, a Saulo a Damasco?
Se accade quell’esperienza, io, da quel giorno, ho sempre la pace di Cristo e quando non ho pace è perché io quel giorno, in quel momento, non vedo dove abbracciare Cristo risorto.
Omelia Don Carlo 24 maggio 2019
*Omelia 24 maggio 2019*
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate come Io amo voi.”
Ma l’amore non può essere un comandamento! Io non amo “a comando”, come dice il popolo: “Al cuor non si comanda”. Il cuore comanda lui, non si muove per dovere, ma per piacere, per una bellezza che lo prende tutto. È fatto così! Anche il cuore di Gesù è fatto così… Per cosa si muove, Gesù?
Gesù è un ebreo, educato nella religiosità ebraica, come dice questo salmo potente:
“Svegliati mio cuore voglio svegliare l’aurora!”
Ecco, un vero cuore ebreo, è un cuore che sveglia l’aurora, cioè è un cuore che si sveglia prima dell’aurora! Noi ci svegliamo prima dell’aurora, lo sappiamo per cosa: c’è un bambino che piange di notte, devi alzarti per andare a lavorare, hai una pena in cuore, un dolore, una malattia, o degli impegni grandi… Però, almeno io, prima dell’aurora, spontaneamente, non mi sveglierei mai! E Gesù per cosa di sveglia prima, al mattino?
Normalmente prima dell’aurora, i vangeli dicono più volte che lui scappava sempre via un paio d’ore o la sera tardi o il mattino quando si svegliavano era già fuggito, ritirato in luoghi solitari. È normale che scoprano questo il mattino. E lo vanno a cercare e a dire “Gesù tutti ti cercano”, e Lui doveva cercare il Padre. S’era svegliato prima dell’aurora per andare a cercar Dio. E ci chiama con Lui ogni mattina a svegliare l’aurora, e noi ci troviamo qui perché? Che cosa cambia svegliarsi come Gesù al mattino a cercar Dio? Che cosa cambia nella nostra giornata il fatto che noi ogni mattina partiamo con questo impeto? Che cosa porta di nuovo una giornata in cui abbiamo svegliato l’aurora per andar con Lui a pregare? E cosa non crea in quella giornata quando non ci alziamo, appunto, per svegliar l’aurora? È interessante che ci rendiamo conto di che cosa prende fuoco quando ci svegliamo al mattino.