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Omelia Don Carlo 15 maggio 2019
Omelia 15 maggio 2019
“Serbate per me Barnaba e Saulo.”
Erano i due che potevano recepire più acutamente, potentemente degli altri l’essenziale che Gesù porta nel mondo. Noi siamo serbati per Cristo, come Barnaba e Saulo. Serbati, Ἀφορίσατε, vuol dire marchiati e destinati. Marchiate, destinate, svelate il destino che loro hanno perché Cristo viene esattamente a svelare il destino, per che cosa uno è fatto. Glielo scrive sopra, un marchio, perché non lo dimentichino più. Per quale grandezza noi siamo nati? Che cosa farne della nostra vita? Questa domanda l’hanno tutti. Solo Cristo risponde. “Serbate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Noi siamo chiamati a realizzare l’opera stessa di Cristo perché l’opera è la Sua persona, è la sua grandezza umana. Le cose che fa esprimono quello che è.
Dite a Saulo e Barnaba che loro sono nati per essere grandi umanamente, come sono grande io, che questa è la loro dignità. E quando perderanno la stima di sé e andranno in confusione, è perché hanno dimenticato per che cosa io li ho fatti e destinati. Hanno ripiegato sullo scopo umano, esattamente come fanno tutti gli uomini, che si danno loro uno scopo. È uno scopo piccolo, a misura delle loro capacità.
Ma questi scopi, questi obiettivi umani, li realizzano tutti, li possono realizzare tutti. La professione, la scienza, la politica, l’arte, anche pregare Dio… Tutti gli uomini queste cose le possono fare, ma realizzare l’opera di Cristo, la grandezza umana a cui siamo stati destinati, lo può fare solo chi è scelto per questo, chi è stato serbato, messo da parte, come Barnaba e Saulo. E qual è quest’opera? Che coscienza ne hai? Che novità puoi dire che Cristo porta nella tua vita? Che grandezza? “Sono venuto [dà un’immagine Gesù, nel Vangelo di Giovanni] come luce nel mondo”. Vengo a fare luce sugli umani, a svelare la bellezza possibile, il potenziale che tu hai dentro, che ognuno ha, a mostrarti la strada per realizzarti, a farti compagnia,se vuoi. Qual è questa grandezza umana che porta in noi Gesù, che solo Lui porta nella vita, che io non avrei se non avessi incontrato Lui? Cos’ho di specifico che solo Lui ha portato? Siamo due miliardi di cristiani battezzati, oggi nel mondo. All’inizio erano dodici unità, ma quei dodici a questa domanda seppero rispondere, se no non insorgeva una storia che è di oggi come 2000 anni fa.
Omelia Don Carlo 14 maggio 2019
Omelia 14 maggio 2019
“Non voi avete scelto Me ma Io ho scelto voi”, qualunque sia il modo con cui vi ho scelti: dallo sguardo degli occhi, come il giovane ricco che poi disse di no alla scelta, ai dadi con cui è stato tirato a sorte Mattia. Io ho scelto voi perchè vi ho preferito. Ma non in gruppo, vi ho scelto, un grippo di dodici, vi ho scelto uno per uno. Questo introduce il dramma nei vostri rapporti, che voi non vi preferite. Perché voi non vi siete scelti e mai vi sareste scelti, conoscendovi. Per questo che sono impossibili tra voi le amicizie facili, naturali. La conflittualità, in una comunità cristiana è inevitabile, è sana. Non è colpa vostra, è colpa Mia. Si potrebbe evitare la conflttualità reprimendo i vostri caratteri, il vostro io, che è l’ultima cosa che mi viene in mente di fare perché io, invece, i caratteri li esalto, non smusso gli spigoli, voglio che emerga la faccia icastica, unica, di ognuno. Lo scopo di una educazione cristiana salda, non è che la gente vada d’accordo nella comunità, tra di loro. Ma che ognuno vada d’accordo con se stesso, con il proprio cuore, che diventi se stesso, fino a dire io come Gesù dice io, cioè con autorità, al punto che, spesso, quando Gli rimproverano che Lui non fa come è stato sempre detto e fatto, dice: “Fu detto, ma Io vi dico un’altra cosa”.
La Chiesa è fatta di persone di questo tipo, non di persone uguali tra loro! L’uguaglianza non è mai stato l’ideale nella Chiesa cattolica, ma l’ideale è l’unità tra le persone e l’unicità di ognuno, mai l’uguaglianza! È miracoloso, che dentro il mondo esiste un luogo così liberante, che dà ossigeno! Dove nasce? E da dove, un giorno, può rinascere un luogo come questo? Com’è nato all’inizio? Nasce dalla memoria della faccia da Chi ha scelto ognuno. Che magari tra persone che, mentre litigano, si gridano in faccia: “Ma chi ti vuole, ma chi ti ha scelto! Chi ci ha messo insieme a noi due e, poi, seriamente rispondono!” E si trovano davanti alla faccia di Cristo. La Chiesa rinasce tra questi, che si guardano l’un l’altro, ma guardando in faccia, rispecchiandosi nella faccia di Cristo, che li sceglie e li vuole ora. Esattamente come racconta un romanziere nato in Italia, vissuto in Francia, Lanza del Vasto, un romanziere su Giuda che dice che dice che Lazzaro e Maria non si sopportavano, perché lui era ai suoi occhi un borghese e un moralista e lei faceva la donna libera. E non si erano mai più visti da anni. Solo che ognuno incontra Cristo per stade diverse, e un giorno Cristo li invita a cena appunto entrambi. E si guardano, e soltanto nello sguardo del Messia, si ritrovarono e si riscoprirono più fratelli che l’uomo a se stesso.
Omelia Don Carlo 13 maggio 2019
Omelia 13 maggio 2019
“Pietro ciò che Dio ha purificato non chiamarlo ancora profano”
Perché sacro e profano sono finiti, il mondo non è più diviso in due: le cose sacre che sono buone per te e le profane, cattive che son contro di te. Fuori da Cristo è sempre così. La vita è lacerata da questo manicheismo che ci disintegra.
Pietro tu non devi più scegliere tra l’uno e l’altra, adesso puoi avere tutto dalla vita, abbracciarla tutta intera perché questa è la brama del tuo cuore. Dice il salmo:
“L’anima mia ha sete di Dio e del Dio vivente!”
Non ha appena sete di cose, sacre o profane che siano. Davanti a questa sete le cose non sono né sacre né profane: sono creature di Dio che risvegliano la sete, sono tutte segno dell’origine di questa sete, di Colui che può rispondere, e tutte parlano di Lui per questo sono tutte amiche. Io sono grato di tutte le cose che ci sono perché tutte, tutte, tutte, tutte sono amiche di questa sete. Io le posso amare tutte, ma non ne posso adorare nessuna. Questo è lo sguardo sulle cose: altro che sacro-profano, destra-sinistra, buona-cattiva, anti qua o anti là. Questo è lo sguardo bello, libero che Cristo porta nel mondo, che Pietro dopo quel sogno è costretto a riscoprire. Perché Pietro è nato con il sacro e il profano in testa, circonciso e non circoncisi, il sabato e il venerdì, il puro e l’impuro.
Da dove nasce, da dove rinasce, ogni mattina, questo sguardo? Nasce appunto da quella sete, la sete di Dio e del Dio vivente. Benedetta la sete che ci ridona ogni mattina quello sguardo che purifica le cose. E benedetto anche chi mi è amico perché è amico di questa sete. La maggior parte della gente ha il terrore di trovarsi addosso la sete del Dio vivente, perché non la può gestire, perché deve spalancarsi e cercare il Dio vivente.
Omelia Don Carlo 12 maggio 2019
*Omelia 12 maggio 2019*
“Io sono il buon pastore”
ὁ ποιμὴν ὁ καλός (o poimèn o kalós), dice Giovanni. Questa traduzione è proprio pessima, fuorviante, traduce “il buon pastore”, mettendo l’accento sulla morale; il buono, quello che si comporta bene, che ci dà una legge morale. Ma in greco c’è καλός (kalós), che primariamente vuol dire “bello”, non vuol dire “buono”! Solo secondariamente, perché bello e buono son legati. Letteralmente, la traduzione è “o poimèn o kalós”, sono il pastore, il bello, la guida che vi guida non col bastone per costringervi, il bastone della legge, della punizione, cioè la violenza. Ma vi guida con la bellezza, vi attrae senza violenza.
Voi mi seguite perché è bello seguirmi e mi seguite da persone libere. È d’estetica, non d’etica, la forza della fede cristiana! Uno si muove, non per fare la cosa giusta, ma per fare la cosa bella. È giusta solo se è veramente bella. Questa è la rivoluzione portata da Gesù; non ha disprezzato l’etica o la morale, ma gli ha dato un’altra motivazione. Non la fa nascere dalla legge imposta, ma la fa fiorire dall’interno, da una bellezza che prorompe dal cuore.
Infatti, che cosa cambia? Dice il Vangelo riportando negli Atti degli Apostoli cosa accade a Iconio, dice che:
“I pagani si rallegravano ed i discepoli erano pieni di gioia”.
Ecco che cosa cambia, che il comportamento, cioè la morale, nasca dall’estetica, dalla bellezza, invece che dall’etica, dalla legge. Che la bellezza rallegra i pagani, li riempie di gioia i discepoli, cioè li entusiasma, perché tu sei fatto per il bello. Ed anche il bene, se non è bello, ti intristisce. È uno sforzo per fare le cose giuste senza il gusto di farle. Fai le cose per ubbidienza, per dovere o per paura del castigo. E non sei convinto, ti si vede in faccia, perché non sei avvinto, e solo la bellezza ti avvince, cioè ti prende senza costringerti.
Lo diceva anche il pagano Virgilio: “Trahit quemque sua voluptas”. Ognuno è catturato – “sua voluptas” – dal piacere che gli è proprio. Se no tu le fai, ci provi, poi ti accorgi che non ci riesci. Mai osservare fin in fondo la legge, le cose in cui credi. E ti viene il senso di colpa e ne sei schiacciato, se non riesci a schiacciarlo devi andar dallo psicanalista, devi lasciar perdere un ideale così grande. Rinunci al bene vero, al bene totale, te lo aggiusti, te lo fai a tua misura, cioè come fa l’uomo moderno: si abbassa l’asticella a quelle cose che riesce far da sé. Come diceva Karl Marx: “Mi pongo solo problemi che sono in grado di risolvere da solo”. Ma un uomo così, senza un ideale, senza la grandezza, diventa un uomo meschino; un meschino non è un uomo cattivo, è un uomo piccolo nei desideri, che desidera poco, che vive senza tensione, senza una grande passione. È un uomo non appassionato, ma spassionato. Avete presente l’icona buddista di quell’uomo là seduto, incrociato, che guarda nel vuoto, nel cielo e nella terra con la faccia inespressiva. Ecco, l’ideale buddista, con tutto il rispetto, è l’uomo spassionato. L’ideale greco-cristiano è l’uomo appassionato.
Che cosa occorre per vivere di questa passione? Di quello che ci porta il pastore, il bello che ci conduce col bello? Dice ancora il Vangelo:
“Le mie pecore sentono la mia voce e mi seguono”.
Ecco, il problema è solo sentire la voce del pastore, il bello, che porta il bello della vita. Dove la senti tu la voce del bel pastore, della bellezza? Dove senti che il cuore vibra, che ti invoglia a seguire? Lo puoi dire solo tu e nessun altro, anzi non puoi dirlo neanche tu: lo può dire solo il tuo cuore. Lui sa per cosa è fatto. Quando lo segui ti approva, ti fa dormire in pace; quando invece vai contro il tuo cuore, è lui che non ti fa dormire!
Omelia Don Carlo 10 maggio 2019
Omelia 10 maggio 2019
“Ho udito da molti quanto male costui ha fatto ai tuoi fedeli”
Anania non è scemo, conosce Saulo. Incontrare Saulo…fa bene a temere e ad
obiettare e chiede la ragione.
“E’ lo strumento che io ho scelto per me.”
Me lo immagino Anania: “Ah perché tu un peccatore per convertirlo basta che lo scegli e diventa apostolo?”.
Non basta la scelta, è la sua libertà che lo fa
diventare apostolo; perché ogni uomo ha il potere di cambiare la sua vita,
perché è libero, non è condannato da quello che ha sempre fatto, non è
condannato dal come lui è fatto. Quel terribile proverbio greco: “ἦθος ἀνθρώπῳ δαίμων”, il carattere di un uomo è il suo destino: sei fatto così, te lo tieni per
l’eternità. No, se si converte Saulo si può convertire chiunque; ma anche
l’incontrario se tradisce Giuda – uno dei dodici preferiti da Gesù, che è stato
tre anni con Lui – chiunque può tradire. Nessuno è condannato ad essere così
come è stato finora.
Il cristianesimo inizia dentro al mondo con questo protagonismo assoluto della libertà, protagonista del male e del bene.
Nessuno come Cristo stima così il potere della libertà: fa il mondo nuovo,
“cieli nuovi e terra nuova”, solo su questa stima della libertà; non ne ha paura e non la reprime, nessuna violenza alla libertà. La libertà Gesù la sfida, cioè rilancia il pallone più avanti, alza la posta – come i grandi giocatori d’azzardo – e offre al peccatore una gioia più grande della gioia del peccato. Il peccato lo fai perché un po’ di gioia c’è: il pesce abbocca all’amo perché un’esca c’è, se no non siamo mica masochisti. Cristo lo sa per che cosa è fatto il cuore e gli alza la posta al peccatore. Dice questo Vangelo:
“Chi mangia questo Pane che io gli darò, vivrà in eterno”
Come dire: “Hai di meglio di quello che offro io? Vai via se hai di meglio”. Per rifiutare la mia sfida – dice tra le righe Gesù – devi proprio volerti male.
Al cristiano serve una sola virtù, l’unica virtù richiesta, che non è una virtù morale, è una virtù estetica, psico-istintiva: la virtù del
cristiano è la voglia di godere, punto e basta. Per questo, come dice questo salmo, è un uomo che ha il potere di sfidare il mondo: “Andate in tutto il mondo ed annunciate il Vangelo ad ogni creatura”.