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Omelia Don Carlo 7 dicembre 2018

omelia 7 dicembre 2018

“Badate che nessuno lo sappia. – Ma quelli usciti, diffusero la profezia in tutta quella regione.- ”

Ma chi sei Tu, che inneschi nel cuore qualcosa in un incendio tale che poi non lo controlli neanche tu?

Una volta che sei entrato nel cuore, puoi sgridare il cuore “Badate che nessuno lo sappia. – Lo diffondono in tutta la regione. – ” Non c’è Cristo che intenda.
E magari si fossero fermati a quella regione: hanno incendiato quelle vicine e dopo duemila anni hanno incendiato anche noi.
E stamattina nessuno ci muoveva e siamo qui a insistere, a bussare per trovare la risposta a quella domanda:

‘Chi sei Tu, che inneschi questo incendio?’

Non lo troviamo da nessuna parte, se non ancora incrociandoTi, ascoltandoTi, toccando un segno che ancora parli di Te.
Questo è quello che Cristo innesca nel mondo.
Per questo per chi l’ha incontrato può dire: “Questo incendio non c’è fonte che lo possa spegnere!”

Omelia Don Carlo 6 dicembre 2018

Omelia 06 dicembre 2018

“Quella casa cadde e la sua rovina fu grande” perché non era costruita sulla roccia, ma sulla sabbia, sull’umano, sulla natura che non tiene, non sostiene, la speranza adeguata al cuore.
È fragile la natura, matrigna, la chiama Leopardi perché “non mantiene poi quel che promette allor”. Cioè delude, sempre. Quando siamo delusi è perchè abbiamo costruito sulla sabbia, sulle nostre capacità, sulla natura.
Quella casa, invece, non cadde perché era fondata sulla roccia, cioè sul divino, sull’Eterno che è l’unico che, dentro il mondo, sostiene la speranza. Ma dov’è l’Eterno, dov’è il divino dentro il mondo? Tutta la vita per un uomo che ama se stesso sta nella ricerca della roccia su cui costruire tutto. Qual è il sintomo che hai trovato una roccia, che stai costruendo su una roccia e non sulla sabbia? È un sintomo psicologico, audace: il coraggio di guardare in faccia il male, la fine, la distruzione, la morte. Che hai il coraggio di pensare tutti i giorni alla morte, non ne hai paura perché ogni volta che la guardi in faccia verifichi il fondamento della tua Speranza.
Come un atleta che è certo di essere il meglio, non vede l’ora di entrare in campo a combattere con gli avversari perchè ogni volta ne esce più certo che la sua speranza è vincente! Chi, invece, non ci pensa mai, vive distraendosi, è perché ha la cattiva coscienza di non avere una speranza e, allora, vive sempre spiazzato, senza pensarci mai. Ed è spontaneo che uno che sta bene di salute e non ha particolari disgrazie, un giovane che ha gli ormoni che lo caricano, non ci pensi mai alla morte. Poi quando arriva, deluso e spiazzato, si scompone.
Invece, la scoperta più bella che ho fatto quando ho incontrato Gesù Risorto, è che ci penso sempre volentieri, sempre più spesso, anche perché un anziano ce l’ha addosso e non può non pensarci; ma ogni volta che ci penso sono contento, perché faccio il braccio di ferro e vinco io, non ne ho paura.
Un uomo che ha una speranza vera si capisce dal fatto che non ha paura di guardare in faccia la distruzione, che non ha paura al pensiero della morte. Soltanto chi è veramente ottimista si può permettere di essere drammatico, di essere pessimista, di guardare in faccia il male. Chi, invece, non è certo, fa finta che il problema non ci sia, ma – come dice il grande Sigmund Freud – “il ritorno del rimosso è inesorabile e spettrale”.

Omelia Don Carlo 5 dicembre 2018

omelia 05 dicembre 2018

“Molta folla”, “zoppi, storpi, ciechi”, “altri malati”, li guariva.

Ognuno di quella folla è fisso sul suo bisogno, che è la salute, non pensa a Dio, è lì per la salute. E Lui non parla direttamente di Dio, dà la salute, anzi dà di più: dà il pane ed i pesci che non erano stati richiesti.
“Non li volle rimandar digiuni”.
E qual è il risultato? Loro cercano la salute, dà la salute ed il pane, e la folla “era piena di stupore e lodava il Dio di Israele”.
Lui non ha parlato del Dio di Israele, ha risposto ai loro desideri e bisogni. E loro vedono Dio, si trovano davanti a Dio, perché per Gesù Dio non è separato dalle cose o contrapposto alle cose: è il Creatore delle cose e Lui Lo trova al fondo di ogni cosa. Gesù non parla direttamente di Dio. Più volte dicono i Vangeli che non parlava se non in parabole. Le parabole sono cose che per Lui erano segno. Aveva uno sguardo così vero sulle cose che le vedeva e le mostrava per quello che erano: segno che rendeva presente Dio.
Il Dio di Gesù è la verità di ogni cosa, la bellezza vera di ogni cosa e rende quella cosa desiderabile e, insieme, segno di Lui. Gesù non è superficiale nello sguardo e non è diviso, disintegrato in se stesso fra Dio e le cose. È radicale, integro, unito e chi Lo vede, come dice potentemente il salmista, ha un desiderio: “Abiterò nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita”.
Uno quando lo vede…tu vuoi passare tutta la vita nella casa di Uno così, abitare dove abita Lui, vedere le cose come le vede Lui, usarle per lo scopo, per come le usa Lui, amarle così.
Perché in quella casa tu senti che tutto è 100 volte più entusiasmante: le stesse cose lì sono entusiasmanti!
Un piccolo gesto di affetto vibra del Paradiso in terra, ti lascia un fremito che tu ce l’hai per sempre.

Ma questa casa, la casa di Dio, la casa dove abita quell’uomo lì, Gesù di Nazareth, non è un rifugio dal mondo per gente che ha schifo del mondo e si vuol proteggere: è il mondo vero, è il mondo desiderato dagli storpi, dagli zoppi, dai ciechi,
esattamente come allora.

A noi è stato dato per mostrarlo così, per viverne, più che discuterne.

Omelia Don Carlo 4 settembre 2018

omelia 04 dicembre 2018

“In quella stessa ora Gesù esultò di gioia”.

Gesù esulta, si entusiasma, e per cosa? Che cos’è che lo entusiasma più di qualunque altra cosa?
Ed io per cosa esulto e mi entusiasmo?
Cosa è che mi fa gridare: “Bellissimo!”
Il Cristianesimo ha a che fare con questa esperienza.

“Queste cose non le hai rivelate ai sapienti e ai dotti ma ai piccoli”
Gesù si entusiasma per questo, perché Dio è veramente democratico! Non è razzista, non discrimina. C’è un punto in cui davanti a Dio siamo veramente tutti uguali.
E qual è?
È che la sua proposta è per tutti, in tutte le situazioni!
Gesù ha entusiasmo perché per la fede non esistono avvantaggiati o svantaggiati. La fede è semplice e facile per chiunque, sempre.
Questa è la novità che Gesù scopre e porta nel mondo.

E quando tu dici: “Ma io non ce la posso fare, questo per me è impossibile”, “sono arrabbiata con Dio perché questa non me la doveva fare, gli avevo chiesto proprio questo!”

Quando a uno viene da dir così…ci sentiamo fatti fuori, fuori giochi, delusi, de-lusus, ludus è il gioco, fuori gioco: quel che fai non conta niente, i tuoi sforzi? Frustrati! Perché?
Perché noi non sappiamo più che cosa fa esultare ed entusiasmare Gesù.

Dice: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”.
Gesù si entusiasma perché l’oggetto della fede è una cosa che si vede con gli occhi, si percepisce con i 5 sensi e questi, poco o tanto, li han tutti, chi più e chi meno, qualche senso per vedere, toccare e percepire ce l’hai!
La fede ha a che fare con qualcosa che si vede, che si tocca, che si sente: non è per i sapienti, per i capaci, per chi ha studiato. Per chi ha i sensi, almeno uno che funziona!
E gli occhi, “beati gli occhi che vedono”. É una cosa che si vede che ti rende beato, ti rende felice.
E tutti sanno benissimo che cosa li fa veramente felici e che cosa non li fa felici, non glielo deve dire nessuno: ogni uomo sa dire bello e brutto, mi piace e mi fa schifo. Ogni uomo questo lo sa dire, questo è ciò che entusiasma Gesù.
Cioè che cos’è per Gesù? Che cos’è che entusiasma te? Qual è questa cosa bella che tu ogni giorno vedi, percepisci e che ti fa beato e felice?

Il Cristiano è uno che si alza al mattino per rivedere questa cosa e inesorabilmente per mostrarla a quelli che incontra durante il giorno, è un uomo teso ad incontrare tutti per dirgli questo, è una faccia tesa, glielo vedi in faccia che ha da dirti qualcosa che questa mattina ha visto e che lo rende beato.
È la cosa più rara: attraversate la città! Io ci penso spesso, guardo le facce che incrocio…Tu le guardi e sono normalmente piatte, non c’è nessuno che ha niente di importante che gli brucia dentro.
Quelli che hanno la cosa…per esempio gli innamorati, dovrebbero avere il segno più suggestivo, dà una bellezza che io li guardo e…sono lì, che esistono solo loro, il mondo attorno non esiste, non hanno niente da dire a nessuno.

Omelia Don Carlo 3 dicembre 2018

Omelia 03 dicembre 2018

“Saliamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Abramo.”

L’esortazione profetica di Isaia, interprete potente, vivido, acutissimo, immaginativo della fede ebraica, che non è fede nell’esistenza di Dio, ma nella Presenza di Dio. Dio non esiste, chissà dove. E’ un Dio che viene ad abitare nel mondo: “Benedetto Colui che viene”. In un popolo, in una razza, su una terra, su un monte, in un tempio. Nei margini, nell’alveo di una legge: lì tu incontri Dio, ne fai esperienza.
Ma solo lì. Quell’esperienza direttamente e pienamente solo per quella razza, per quel popolo, per quel sangue, su quella terra, su quel monte, con quella legge.
Tu nasci ebreo, non lo diventerai mai! Nasci dal sangue materno, perché la paternità non è mai garantita, al massimo se non nasci ebreo, puoi diventare un proselite, cioè un “approsimatum”, un simpatizzante, ma che non gode mai di quella pienezza!
Quello è il popolo eletto e quella predilezione è esclusiva, per loro era un gran privilegio, poco o tanto. Fino a quando un ebreo, un giorno, Gesù di Nazareth, sconvolgendo quest’orizzonte esclusivo, dice – vangelo di oggi – davanti al centurione che era un pagano, un romano, era lì, a rappresentare il conquistatore, e dice di lui: “Molti verranno da oriente, da occidente, a mensa con Abramo”. Agli occhi di Gesù, nel cuore di Gesù, la promessa non è esclusiva ma è inclusiva, è per tutti! Nessun uomo è escluso, nessun popolo, nessuna razza, nessuna terra, nessun tempio, niente! Tutte queste cose non contano più: né giudeo né greco, né schiavo né libero, né maschio, né femmina, non conta più niente! Cosa conta per fare quell’esperienza? Per incontrare Dio e fare esperienza di Dio in questo mondo?

Conta quello che Gesù ha davanti agli occhi in quell’istante, il centurione pagano che rappresenta il conquistatore, pure lui che noi siamo portati ad odiare. “Non ho mai visto in un uomo una fede così grande come in questo nemico”. Per fare l’esperienza di Dio presente, serve solo la fede del centurione, una fede grande, grande perché lui dice (come diciamo ogni volta prima della comunione): “Non sono degno. Dí soltanto una parola”, ma in quella parola dimmi che cosa vuoi, dimmi chi vuoi.
Se tu vuoi Lui, Lui viene a casa tua, viene nel tuo cuore, perché Dio dimora nel cuore di un uomo libero. Non nella terra, non in un tempio, non in un monte, non in una legge, non in un sangue.
Conta il cuore di un uomo libero e un cuore libero ce l’hanno tutti, perché il cuore di un uomo può in ogni istante dire una parola e mettere in una parola la brama che ha dentro, l’intenzione potente per cui vive.
Davanti a Gesù non ci sono impedimenti alla fede, se non l’impedimento della tua libertà, che può dire una parola, dicendo sí, ma può dire una parola dicendo no.
Credere è il gesto più semplice e più drammatico perché è un gesto tuo. E su di te, su te stesso comandi solo tu. Neppure Dio comanda sul tuo cuore. Dio viene nel mondo apposta per gustarsi lo spettacolo della tua libertà, della libertà del cuore degli uomini, per vedere che cosa ogni uomo decide di fare di se stesso.