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Omelia Don Carlo 11 ottobre 2018
Omelia 11 ottobre
“Stolti, Galati”, “incantati”, “privi di intelligenza”.
Il disappunto un po’ amaro, sconsolato del povero Paolo di fronte agli amici della Galazia, “stolti”, “incantati”, “privi di intelligenza”!
Il vostro peccato non è morale, ma intellettuale: quello che viene meno non è il comportamento, – non fate chissà quali crimini – è un peccato contro la ragione, perché la nostra fede è razionale, illumina la ragione, non la confonde, te la fa usare al 100%! Non è un fideismo, un abbandonarsi ciechi a Dio, senza capire!
Una fede così, un fideismo, un affidamento ottuso e basta – mi fido perché mi fido – non convince nessuno perché non avvince nessuno! È senza bellezza. E un uomo che non usa la ragione, che è privo di ragioni non ha fascino: dice delle cose vere, fa delle cose giuste, ma non sono cose belle! È un uomo che ha chiaro tutto fuorché la ragione per cui valga la pena credere in quelle cose e viverle. Ecco! È una fede, una vita senza appeal, senza fascino. E lui non è un uomo autorevole. “No”, dice Paolo, “no! Avete tanto sofferto invano!” Ci sprecate la vita ma alla fine vi troverete frustrati: non è questo quello che io vi ho testimoniato, la mia fede non è stata vana! Io sono grato di quello che vivo e sono fiero di quello che credo!
Siete amici – dice Paolo ai Cristiani della Galazia – se vi aiutate a rubarvi il segreto: io vi ho annunciato la fede,come dice il versetto del salmo da Zaccaria: “Hai risvegliato tra noi una potenza di salvezza”, una fede potente, ha il potere di farti rinascere quando meno te lo aspetti!
Siate amici, dice Paolo, per rubarvi il segreto, per scoprire questa fede che fa vibrare chi la vive e sfida chi Lo incontra, lo rende inquieto, desideroso di capire. Questa mattina ho ricevuto il messaggio di una persona che diceva: “Ma come, hai detto quella cosa…possibile che io a 61 anni debba ancora imparare delle cose?”
Mia mamma ha imparato le più importanti dai 70 e gli hanno rivoluzionato la vita!
Omelia Don Carlo, messa della comunità, 9 ottobre 2018
Omelia 9 ottobre 2018-sera
“Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose”.
Ti affanni e ti agiti. Ti affanni e vai in debito di ossigeno, dice il medico: non respiri. Ti agiti per tante cose, anche belle: la cena che stai preparando per Gesù e gli amici. Ma il cuore, nelle cose, non respira, va in debito di ossigeno; più ne fa, meno respira, ma non perché le cose sono troppe: perché le cose sono cose! Cioè sono creature, sempre troppo piccole e non basteranno mai.
Allora cosa serve? Gesù lo legge negli occhi sconcertati e spiazzati di Marta: “Se non bastano le cose, cosa mi fa respirare?”
Di una cosa sola c’è bisogno. Paolo “unum necessarium” dice. ἑνὸς δέ ἐστιν χρεία (lett.: di una cosa sola c’è bisogno): l’essenziale è una cosa sola, dice Luca in greco. Che cosa c’è oltre le cose? C’è lo scopo delle cose. Lo scopo è ciò o Chi per cui le cose son fatte, è ciò per cui tu le fai tutte. Marta dice: “ma, scusami Gesù, dai, ma lo scopo ce l’han tutti, mica siamo animali; gli animali si buttan sulle cose, ma l’uomo ha sempre uno scopo di quello che fa”. Sì! Ma la questione è se lo scopo è parziale o se è totale: questa è la questione vera. Tutti gli uomini uno scopo ce l’hanno, non sono bestie, né macchine. E come fai a capire se lo scopo per cui ti muovi è totale o se è parziale? Come lo smascheri? Gesù la guarda in faccia e le dice: guardati allo specchio: lo scopo totale ti entusiasma, perché essendo totale dà unità a te, ti dà una faccia tutta unita, invece lo scopo parziale ti spegne, ti lacera dentro, perché due scopi in fila non ne valgono uno, perché tanto le cose le devi fare, se tu non hai uno scopo, ne hai due, ne hai quattro – chi non ne ha uno, ne ha di più – e più ne hai e più ti frantumi.
Quando noi ci troviamo affannati, cioè in debito di ossigeno, agitati, schizziamo di qua e di là come le palle del flipper, invece che agire, ci troviamo a re-agire – l’azione viene dal di dentro, la reazione viene dall’esterno – è perché, appunto, non abbiam più lo scopo totale; ne abbiamo uno o più parziali e nessuno di questi ci prende e, quindi, ci troviamo che non facciamo più niente per amore. E allora guarda Maria e dice: “Ma guarda, lei ha scelto la parte migliore e non la perde più. Guarda, guarda dove guarda: guarda in un punto di luce che sono i miei occhi, che illuminano tutto. Ai miei occhi, tutte le cose sono belle, c’è una bellezza anche nelle più malandate, nelle più ferite. E Maria è entusiasta, perché la luce che vede in me fa luce su tutto. E Lei – la vedi come mi guarda? – mi dà il cuore e per questo fa tutto quello che fa. E’ per questo che quello che Maria ha scelto non le sarà tolto, è per sempre. Come diceva il versetto “Guidami , Signore, per una via d’eternità”.
È per questo che quello che Maria vede, quello che ama non lo perde, perché lei lo ama! Quello che perdi, è quello che non ami, quello che sopporti, che fai un po’ perché costretto, un po’ perché bisogna, lo fai per reazione o per costrizione, quello lo perderai.
Quello che fai con amore è tuo per sempre, perché l’amore metabolizza la realtà, è come se la digerisse, dopo ce l’hai addosso; quello che hai amato è diventato tuo, come l’ostia che mangi, non la perdi più. Quello, invece, che tu non ami, che fai per qualunque altra ragione che non sia un atto di amore, che non passa dal cuore, quello ti scivola via, come l’acqua sull’asfalto, non ti resta niente. Quando a noi sembra di perdere tutto, perdiamo tutto ciò che non amiamo.
Allora la questione è: dove io mi entusiasmo?
Dov’è per noi il punto che illumina tutto me? Lo scopo, che viene dal greco σκέπτομαι (skeptomai), che è il punto di osservazione a 360 gradi. È per questo che la Chiesa ha voluto chiamare il capo della comunità ἐπίσκοπος (episkopos) quello che sta più in alto degli altri perché vede i 360 gradi e mette in ordine la vita di tutti, permette che la vita di tutti sia unita! Dov’è che tu sei sfidato a questo amore totale?
Non ho detto Gesù questa sera, l’ho fatta laica l’omelia!
Perché me lo devi dire tu, perché dove c’è il punto di luce sintetico, dove c’è lo scopo, dove ti muovi ed entusiasmi, dove vorresti mettere il cuore in tutto, lì c’è ciò che corrisponde al cuore! Poi che lo chiami pinco pallino…è chiaro che si chiama Gesù, ma me lo devi dire tu che è Gesù, altrimenti glielo appiccichi sopra – in modalità islamica – e allora non c’è più l’entusiasmo. Se noi non condividiamo queste domande e la risposta a queste domande – appunto come Marta – andiamo in debito di ossigeno e siamo affannati, agitati oppure un neologismo di oggi dice “ansiati”, che non esiste nel vocabolario, è un neologismo ma rende l’idea!
Omelia Don Carlo 10 ottobre 2018
omelia 10 ottobre
“Quando ebbe finito di pregare” Gli dovettero chiedere: “Insegnaci a pregare”.
Che faccia aveva? Non capivano, perché tutti pregavano, ma quando pregava Lui gli scoppiava il desiderio di fare quell’esperienza. Che cos’era la preghiera per Gesù? Che cosa accadeva quando pregava? Si spalancava lo sguardo e fiammeggiava l’affezione, cioè esplodeva il desiderio. La preghiera è il gesto umano che salva il desiderio dalla depressione e dalla repressione, perché se non preghi punti solo sulle tue capacità, sulle misere cose che riesci a fare da solo: auguri! Quando pregate, dice Gesù, dite “Padre”! La cosa più grande che potete dire, a cui potete pensare! Domandate pure le vostre 1000 grazie, per cui voi aspettate la sistemazione della vita ma non fissatevi sulle grazie ma fissatevi sul Padre, la cosa più grande dell’universo! Non sono le mille grazie, i mille miracoli che voi vi immaginate ma è Lui, il Padre, il Generatore, il Creatore di tutto. E sarete sempre esauditi anche se non sempre, spesso, non vi darà le mille grazie che Gli domandate ma vi da la grandezza della conoscenza, lo spalancarsi dello sguardo ed il fiammeggiare dell’affezione, vi rende uomini desiderosi, bellissimi e affascinanti… Chi vi vedrà, vi domanderà anche a voi il segreto “Insegna anche a noi a pregare!”
Omelia Don Carlo 9 ottobre 2018
Omelia 9 ottobre 2018 – mattina
“Colui che ci perseguitava ora annuncia la fede”
È lo sconcerto incredulo delle comunità della Giudea riguardo a Saulo: è cambiato, convertito. Se è cambiato lui possono cambiare tutti nel mondo, nessuno è condannato a scappare da ciò che ha fatto o da come è fatto. La conversione di Paolo toglie spazio alla disperazione definitiva, perché davanti a Cristo risorto lui si converte: se è possibile che un morto risorga posso risorgere anche io, sempre. Paolo dice che quando noi siamo disperati è perché non siamo più davanti a Cristo risorto, ci siamo fissati su altro, anche su qualcos’altro di buono, di cristiano, ma sempre su altro. E come avviene, com’è avvenuto per Paolo questo capovolgimento della vita? Dice:
“Mi chiamò con la sua grazia”
Se non mi chiamava continuavo come prima: l’innesco, l’inizio è sempre nella chiamata di Dio, è Cristo risorto che si fa incontro, alle porte di Damasco o da altre parti. Se non c’è questo inizio di pura grazia tu non puoi neanche pensarlo: non è neanche pensabile per te che un uomo possa risorgere, che tu ti possa convertire, perché tu da solo vedi il male tuo e quello degli altri, sei fissato sul male e dici “vince il male”. L’unico posto in cui il male non vince, in cui non c’è più traccia di male è Gesù risorto, lì c’è solo il bene, c’è solo la vita, c’è la vittoria definitiva. Se non guardi quello tu ti convinci che vince il male, se guardi quello sai che il bene può vincere. Ma può soltanto, non vince meccanicamente il bene, vince solo nel cuore e dice che:
“subito, senza chiedere consiglio a nessuno, mi recai a…”
Sei chiamato tu, non un altro, devi rispondere tu, non un altro e devi rispondere senza guardare con la coda degli occhi cosa fanno gli altri: devi rispondere tu senza consultare nessuno e senza indugio. Guai quando chiedi il parere di un altro per convertirti, non è più la tua conversione, è un’illusione che tu sei cambiato se ti consigli con gli altri prima di rispondere o se non sei pronto, se indugi.
Il cambiamento avviene nel tuo cuore e avviene perché tu ti vuoi bene, decidi, riconosci, dirigi il tuo bene dove vuoi. Solo questo tipo di conversione incide sul mondo e cambia il mondo, se no è un intimismo di galleggianti in un mondo di realtà virtuali, ma che non cambia il mondo; e se non cambia il mondo non ha cambiato neanche veramente te, perché la conversione di Gesù avviene al Giordano nell’istante in cui scopre di essere il Figlio prediletto di Dio, finisce la vita privata – non torna più a Nazareth – e comincia la vita pubblica.
Questa è la sfida dentro questo mondo in cui sembra tutto inafferrabile, cambia tutto e non cambia mai niente.
Omelia Don Carlo 8 ottobre 2018
*Omelia 8 ottobre 2018*
“Cosa devo fare per poter avere la vita eterna?”
Cioè la vita che ti vedo in faccia, che ti insorge dal cuore, che percuote il mio io, lo sveglia, che mi fa dire davanti a te: “Ma allora c’è, la vita eterna c’è, adesso, in te c’è, te la vedo in faccia.
ζωη (zoe) αἰών (aiòn) – la vita aiòn – aiòn vuol dire senza l’eon, l’eon è l’età, l’età limitata della vita, o sei bambino o sei adolescente o sei giovane o sei adulto o sei vecchio, non sei tutte le cose insieme.
La vita eterna è una vita che mantiene tutto insieme. Tu vedi un vecchio, e c’ha ancora la freschezza furiosa, impetuosa del bambino che obbedisce ai suoi desideri, l’impeto dell’adolescente, la tensione ideale del giovane, la saggezza e la capacità di costruzione, di generare di un adulto, e l’intelligenza dell’essenziale che ha un anziano, che è l’unica cosa che entusiasma, perché solo l’entusiasmo… l’essenziale entusiasma!
In Gesù c’era tutto questo insieme. Una vita che non era più schiava dei limiti dell’età, che non perde, che non perdeva crescendo l’età precedente. Come dice Elliot, il dramma invece, dell’uomo che non incontra la vita eterna è che “perde la vita vivendo”. Perde ogni istante e quello di prima.
Invece, davanti a Gesù, quello scriba, quel dottore, quell’uomo di legge, gli vedeva una vita che aveva vinto il tempo. E diventò certo, guardandolo, che quella vita lì non sarebbe più finita, perché è certo, sta già vincendo il tempo adesso. Divento certo che non finirà più, che vincerà anche la morte. Questo dottore gliela vede in faccia e dice: “La voglio per me, dimmi il segreto, io son nato per godere la vita che vedo in faccia a te”.
E io, e te, dove la vediamo, oggi, vibrare questa vita eterna?
Ognuno deve rispondere. Io vi dico solo il test inequivocabile che indizia le tracce della vita eterna. Come quello stesso dottore della legge, di fronte a Gesù, gli indizi li ha capiti. Sì, capisco, capisco, che l’espressione della vita eterna… tu sai che l’uomo che hai incontrato vive la vita eterna da un indizio: che ama con tutto il cuore, tutta la mente, tutte le forze, tutto di sé. Cioè, è un uomo che mette tutto se stesso in quello che fa. Lo vedi tutto intero, integro.
E tu, per te, dove ti accade di essere, di sentirti tutto preso, dove ti accorgi che il tuo io è tutto intero, integro e perciò appassionato? Questa è la sfida, che noi siamo stati chiamati, per il fatto di essere cristiani, a portare dentro questo mondo, che normalmente perde la vita vivendo, perde ogni istante e quello che ha vissuto l’istante prima, vive di briciole, non ce l’ha mai tutta intera.