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Omelia Don Carlo 2 settembre 2019
*Omelia 2 settembre 2019*
“Tutti erano meravigliati dalle parole che uscivano dalla Sua bocca”, ma da quella meraviglia non nasce la fede. Anzi, nasce il rifiuto, brutale e violento.
“Tentano di precipitarlo giù dal monte”. La meraviglia l’hanno sperimentata, ma dalla meraviglia non inizia nulla. La meraviglia spinge ad iniziare un’avventura, ma l’avventura inizia solo dalla decisione che tu prendi.
E qui prendono la decisione opposta: il rifiuto, proprio per non cedere alla meraviglia.
La meraviglia non ti domina, ti mostra la bellezza per cui sei fatto, ma non ti impone di scegliere: tu puoi dire di no, fare una scelta irrazionale – ché non è un atto della ragione rifiutare, è un atto di libertà, un’opzione della libertà – perché la meraviglia, la cosa più bella che Dio ci dà, non toglie la libertà, ma la esalta. La sfida, la fa esplodere, ma la libertà si autodetermina.
Dio non domina la libertà, ha deciso che sulla libertà non è onnipotente. È tremendo il potere della libertà: quello di dire “Sì” e di dire “No” a Dio stesso. (La libertà) è tremenda, noi ne abbiam paura, ci fa tremare…La nostra innanzitutto, ci mette paura! Perché noi abbiam paura, di prendere in mano la nostra vita e di decidere di noi stessi. Che pena mi fa…Quante volte vedo gente – anche dei cristiani – sono lì un po’ ansiosi, affannati, sempre in cerca di qualcuno a cui cedere la propria libertà, che li sostituisca – è penoso – che li autorizzi ad essere certi, un qualcuno a cui “vendere l’anima”.
No, Gesù è libero e se la prende tutta la libertà! E anche in un’altra sinagoga, di lì a qualche mese, quella di Cafarnao – che si svuoterà quando parla del pane della vita eterna – dirà: “Volete andarvene anche voi?”. È una sfida che fa venire i brividi. Come quando Gesù dirà, in un altro momento, “Non chiamatemi ‘Sommo’, ‘Rabbì’, ‘Maestro’ o ‘Padre’ sulla terra: è Uno solo, quello del cielo”. E a quello tu devi rispondere personalmente. Non ho mai trovato, tra le culture del mondo, nessuna cultura se non quella cristiana che adori tanto la libertà. È la cultura più libera che esista nella storia del mondo.
Omelia Don Carlo 18 agosto 2019
*Omelia 18 agosto 2019*
Si potrà dire tutto di Gesù ma non che sia politicamente corretto.
“Sono venuto a portare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso”.
Primo scopo di Gesù non è il cielo, è incendiare i cuori sulla terra, infiammare i desideri. Gesù non sopporta gli uomini spenti.Il giudizio più offensivo di Gesù lo riporta Giovanni quando è ai lavori forzati a Pathos che dice al capo della comunità di Laodicea dove sono stato qualche mese fa: “Tu mi fai schifo, ti sto per vomitare perché sei tiepido, non sei né caldo né freddo”. Non so di cosa rimproverarti perché non fai neanche dei grandi peccati. Sei piccolo anche nei peccati ti accontenti ben di poco, non vuoi più il piacere e la gioia, essere felice, mi fai schifo. Mai detto così ad un peccatore, l’ha detto ai tiepidi. Il primo peccato cristiano non è la superbia, la violenza è la tiepidezza, cioè la meschinità degli obiettivi, l’asticella bassa, il tono un po’ televisivo. E’ l’uomo che si accontenta del benessere, il wellness psicologico – sto bene come me stesso – che non cerca più la sua realizzazione umana totale, che non cerca più la grandezza, si accontenta della piccolezza. Questo è l’uomo che fa schifo a Dio. Dante è durissimo nel terzo Canto dell’Inferno, lui li chiama gli ignavi: “a Dio spiacenti e a’ nemici suoi”. Fanno schifo a Dio e anche al diavolo. “Nè lo profondo inferno li riceve, ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli». Quelli lì non li vogliono neanche nel profondo inferno perché farebbero sfigurare anche i grandi peccatori dell’inferno.
Questa cosa, questa virtù si vede in faccia, dal tono della voce, dal tono dello sguardo, si capisce a che cosa uno punta, che cosa uno brama nella vita . Qual è- direbbe Tommaso d’Aquino- “l’intentio profundior”, la tensione più profonda del suo cuore. Allora la grande domanda è ma allora che cos’è che infiamma i cuori? Cos’è che ti entusiasma di più? Che cos’è invece che spegne i cuori? Qual è l’incendiario e qual è il pompiere del cuore? Questa è la cosa che dobbiamo capire ma questa non te la posso dire io nell’omelia. Lo devi sapere tu perché mica siamo uguali. Il cuore è uguale in tutti ma il combustibile per il cuore e il comburente, il gas, la conoscenza, il pensiero che genera l’entusiasmo no. Perché chi non pensa non è entusiasta avrà una gioia istintiva da animale o da drogato o da ubriaco ma non la gioia umana, la gioia umana c’è solo se sei profondo, se pensi, se hai coscienza di te. Ognuno lo deve sapere dove trova il miglior rifornimento, mica siamo uguali, non abbiamo tutti gli stessi interessi, gli stessi hobby, lo stesso tipo di amicizie, non leggiamo tutti gli stessi libri, non abbiamo tutti gli stessi divertimenti. Ognuno deve sapere come fa Dio ad infiammare il suo cuore e deve cercare il combustibile più adatto per sé. Dio non ti dice con chi ti devi sposare, che professioni devi fare, per quale partito votare o per quale squadra tenere, che moglie o che amante avere. Lo devi sapere tu, Dio dice: “Ti voglio con il cuore infiammato”. La morale cristiana, dice San Tommaso che non era moralista, non è né edonistica né legalista è eudemonistica, è bene ciò che ti rende totalmente felice. Se una cosa ti rende infelice è male se una cosa ti fa veramente felice è bene. Per capire cosa è bene e cosa è male non c’è da chiederlo a nessuno, devi prendere lo specchio e ti guardi in faccia. Se hai una faccia raggiante e splendida come il giorno del matrimonio hai fatto bene, se no hai fatto male. Qual è il test se la mia fiamma, la mia felicità è vera o se è tarocca. Lo dice l’autore della lettera agli Ebrei, anzi lo dice lo stesso vangelo di oggi: “Che Io non porto la pace sulla terra ma porto la divisione”. In una famiglia di cinque, li spacco, li metto uno contro l’altro, perché Cristo non porta la pace ma porta la divisione, perché ti mostra la Bellezza per cui sei fatto e di fronte alla Bellezza l’uomo si schiera inesorabilmente. Non è detto che nella stessa famiglia ci si schieri tutti dalla stessa parte che tutti si abbia gli stessi desideri. Ci si divide perché ci si schiera. Invece per l’uomo spento, per l’uomo tiepido, bonaccione, politicamente corretto, va sempre tutto bene basta non litigare, va sempre tutto bene basta che lo lasci in pace, lui è felice se lo lasci tranquillo mentre l’uomo vero, dice la Lettera agli Ebrei, è che noi corriamo tenendo fisso lo sguardo su Gesù. L’uomo vero è l’uomo che lotta, è l’uomo che corre. La risposta però non la deve dare io, la deve dare il cuore di ognuno. Quando è che ti senti realizzato, quando è che ti senti spento? Alla mattina tu lo decidi e alla sera se non sei scemo lo devi verificare: “come è andata questa giornata?”. Prendi lo specchio, ti guardi e ti rendi conto che scelta hai fatto al mattino. Per rispondere invece al mattino a questa domanda quando ti svegli altro che tre caffè! E’ la scelta che fai che trasforma sempre la giornata in un’avventura.
Omelia Don Carlo 14 luglio 2019
Omelia 14 luglio 2019 – San Martino di Castrozza
“I precetti del Signore fanno gioire il cuore” come ha gioito questi giorni.
Perché? Un ateo gioisce delle cose, le cose son tutto e non c’è nient’altro; poi, man mano che se le vede sfuggire, si intristisce il suo cuore. Un monoteista fondamentalista dice: “Dio è tutto!”, disprezza le cose, gli basta Dio che è la sintesi delle cose. Il cuore di un cristiano – cioè di un uomo vero – non gioisce nè delle cose, nè di Dio, perché le cose non son tutto, ma neanche Dio è tutto. Tutto è Dio più le cose! Non Dio e basta.
Il cristiano gioisce perché tutte queste cose sono di Dio, servono adesso per conoscere Dio, ma non te le devi buttare alle spalle come i due serbatoi dello shuttle, perché, se Cristo è risorto, tutte le cose che adesso ti son piaciute tanto e che perdi piano piano, ti saranno ridate tutte! La felicità del cristiano è che neanche Dio è tutto. Tutto è Dio più le Sue creature: questo è il Paradiso cristiano e noi, il nostro cuore gioisce già adesso perché “il venticello” che diceva Ciccio che ha cominciato a farci vibrare l’animo ci fa intuire questo.
Omelia Don Carlo 12 luglio 2019
Omelia 12 luglio 2019 – San Martino di Castrozza
“Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”.
Ma cos’ha Gesù di così odioso che tutti lo possono e lo devono odiare? Che tutti, nella storia del mondo, stimano i valori cristiani?
Sia i religiosi che gli atei, nessuno ha mai avuto da ridire sulla moralità o sulla religiosità di Cristo, ma Gesù non è innanzi tutto un uomo morale o un uomo religioso perché Gesù non afferma di per sé che Dio c’è, ma che Dio è qui!
Gesù non crede nell’esistenza di Dio, ma nella presenza.
Vive la Sua presenza!
Questo cambia tutto, questo è il problema di chi incontra Cristo: non incontra un uomo morale o religioso, ma un uomo che vive davanti a Dio! Questo cambia tutto.
Per questo Cristo viene amato o odiato al massimo: odiato da chi non vuole questo cambiamento e amato da chi desidera questo cambiamento.
È per questo che son preziosi questi giorni insieme: per scoprire le ragioni che noi abbiamo per amarlo o anche per temerlo.
Che resistenze scopriamo in noi che ci impediscono un sì totale, libero?
Che ragioni abbiamo per decidere di ridarGli tutta la vita?
È prezioso che ci aiutiamo in questi giorni ad esplicitare le ragioni del sì o le resistenze e i timori che ci fanno dire no.
Vale la pena che non rimangano implicite nè le ragioni del sì, nè le resistenze e i timori, perché le cose implicite non portano da nessuna parte; dobbiamo dare un nome alle cose!
Come dice l’inizio di questo Vangelo: “Semplici come le colombe, prudenti come serpenti”.
Semplici: chiamate le cose con il loro nome, il sì, sì, il no, no; il vero, vero, il falso, falso, perché la forza dei discepoli di Cristo è la forza della verità.
È questo che li rende liberi di fronte ai lupi, ma anche i lupi che abbiamo dentro: le paure che abbiamo dentro, perché se ci mettiamo a combattere coi lupi con la forza vincono i lupi, ragazzi.
La forza del cristiano è la forza del vero.
Di fronte al vero, di fronte al bello, i lupi son disarmati.
Perché qual è la debolezza dei lupi? Che hanno lo stesso cuore degli agnelli! E di fronte al vero e al bello, in un istante, il persecutore può cedere.
Omelia Don Carlo 11 luglio 2019
Omelia 11 luglio 2019 – San Martino di Castrozza
“Gustate e vedete come è buono il Signore”: abbiamo ripetuto nel ritornello del Salmo, perché noi siamo gente così, che si alza al mattino per gustare e vedere il bene che c’è dentro il mondo. Siamo gente positiva, tutta dedicata al bene; non siamo gente incattivita che vive per combattere il male: la lotta di classe che diceva ieri Carras dei Marxisti oppure la guerra agli infedeli di certo fondamentalismo, cioè alzarsi al mattino col veleno dentro, che incattivisce te prima che distruggere il mondo.
Noi siamo gente che ha raccolto la sfida di Gesù.
Vi ricordate nella parabola della zizzania in cui l’agricoltore proibisce ai suoi zelanti collaboratori di prendere la falce e, incattiviti, sradicare la zizzania?! Dice: “No! Non vi mando nel mondo con la falce, avvelenati, a combattere il male; vi mando con l’innaffiatoio a far crescere i fiori e il buon grano. Voi siete gente…I miei discepoli son persone positive, dedicate al bene, al bello e si vede in faccia se uno al mattino si alza con la falce per andare a tagliare il male o si alza con l’innaffiatoio a scoprire i fiori e il buon grano che c’è nel mondo.
Quando dissi questa cosa ad alcuni dei vostri figli, l’anno scorso d’estate, un po’ di ragazzotti delle medie, delle superiori; facemmo una cena una sera. Qualche giorno dopo mi arrivano – erano 7, 8 – si eran fatti fare la maglietta con la serigrafia e c’era un disegno con un gruppetto con le loro facce, tutti con l’innaffiatoio in mano e c’era scritto: “La fraternità dell’innaffiatoio”! Avevano capito il punto!
Esattamente quello che fece, agli inizi del VII secolo, Benedetto da Norcia.
Oggi è la festa di Benedetto, patrono d’Europa.
Tutti gli storici, anche i più atei, devono ammettere che l’Europa, con tutta la sua grandezza umana, è nata dal monachesimo, da quest’uomo, come dice uno storico filosofo americano che è nato come studioso di morale, nel suo saggio – quello da cui cito una frase adesso – che si intitola “Oltre la virtù”. Ha scoperto che quello che ha fatto il mondo moderno è stato un gruppo di uomini che non erano dei moralisti, non partivano dalla morale e dice che proprio agli inizi del VII secolo, Benedetto e i suoi amici, dice letteralmente – Alasdair MacIntyre si chiama: “La svolta nella storia fu questa: alcuni uomini smisero di puntellare l’Impero e i Romani dedicandosi a costruire nuove forme di vita, nell’epoca di barbarie e oscurità”, esattamente simile a quella di oggi: un certo impero finito, c’è troppa gente che cerca di puntellare il passato o gente incattivita che brontola, che si lamenta, che maledice il presente. Oggi serve, come allora, un nuovo Benedetto e nuovi amici di Benedetto – dice MacIntyre – che raccolgano la sfida che raccolsero loro. È quella che Benedetto lanciava ai postulanti: i giovani che andavano a chiedergli di poter diventare monaci; non so se lo sapete – c’è scritto anche nel primo capitolo della sua regola – lui li aspettava in parlatorio e li sfidava mettendosi a leggere il versetto 13 del Salmo 33, quello che abbiamo letto – qui non è citato – in cui c’è quell’apostrofo, quelle frasi che apostrofano e dicono τίς ἐστιν ἄνθρωπος (tis estin anthropos): “Ma c’è un uomo che brama la vita e vuole giorni pieni di bene?”
Loro lo guardavano così e la maggior parte non capiva che la domanda era rivolta a loro, li mandava a casa. Prendeva in monastero a far la verifica della vocazione solo quegli alcuni, pochissimi, che dicevano: io! Io voglio giorni pieni di bene, io voglio la vita!
Per diventar come Benedetto e per dar speranza a un nuovo mondo non occorrono persone brave moralmente – dice MacIntyre; occorrono persone che raccolgono la sfida!
“C’è un uomo che vuole la vita e brama giorni pieni di bene?” Chiunque, qualunque cosa avesse fatto finora, potrebbe dire: “Ecce adsum!”, ci sono io, prendi me!