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Omelia Don Carlo 6 febbraio 2019

Omelia 06 febbraio 2019.

“Molti ascoltandoLo rimanevano stupiti”.

La prima reazione inevitabile davanti a Lui è lo stupore. Vedono una cosa nuova, inaspettata ma bella, desiderabile e ne sono attratti, spinti ad aderire ad una cosa più grande che non conoscevano, che va oltre a quello che già sanno, quello che già hanno, che hanno, che controllano, che misurano, va oltre. Ed in un istante si rendono conto che per aderire ad uno stupore, per accogliere questa Bellezza, devono andare oltre se stessi, cambiare vita, pensieri, idee, abitudini. E questo – dice Marco – “era per loro motivo di scandalo”. Un ostacolo insormontabile che li blocca perché per accogliere quella Bellezza devono cambiare idee, abitudini. Devono soprattutto cedere il potere su loro stessi, devono accettare un dono, dipendere da Chi gli fa quel dono. Non sono più padroni e rifiutano per restare padroni di loro stessi perché loro hanno in testa che la felicità è potere, dominio, controllo e non dipendere da nessuno, neanche da chi ti ama o da chi ami.
Questo è lo scandalo. Gesù si meraviglia della loro incredulità ma non Lo ferma la loro incredulità, non si ferma. Loro non dipendono dalla loro risposta e Lui non reagisce ma agisce, non parte da quello che fanno gli altri, parte da se stesso perché Lui è libero e risponde al proprio cuore e basta.

Omelia Don Carlo 5 febbraio 2019

*omelia 05 febbraio 2019*

“Chi mi ha toccato? La tua fede ti ha salvato”
La fede con cui mi hai toccato non il toccarmi
Il cambiamento non è una magia
È un atto di libertà
Non si cambia per una magia
È per un atto di libertà
Hai avuto la libertà tu di domandare ed io la libertà di rispondere
La
Magia è un meccanismo
Come se facendo una cosa io cambio: no!
La fede è un atto libero di un uomo è il si di un atto libero
Il problema perché cambi la vita è diventar liberi
E l’uomo libero
Ubbidisce al
Proprio cuore e a ciò che il
Cuore gli suggerisce e lo cerca e fa tutto quello che può
Combatte per la
Propria felicità
Non è il mondo come loro lo vorrebbero e stanno lì fermi
Tu fai tutto quello che puoi
Bisogna dare battaglia perché Dio doni vittoria
Prega Dio fai spazio a Dio
E qual è il test che la tua fede non è magica ma è veramente un atto di libertà
“Deposto il peso che ci assedia corriamo con lo sguardo fissa”
La fede magica è una fede
Libera è di un uomo che corre che è leggero
Sguardo fisso su un punto che da unità al suo io
Io posso vedere ogni mattina la fede che ho e ogni sera quando guardò indietro la giornata
Io siccome sono
Libero in un istante posso cambiare
L’infinito più chiaro: noi siamo fatti per questo.

Omelia Don Carlo 4 febbraio 2019

*Omelia 4 febbraio 2019*

“Questi furono approvati nella fede e non ottennero la promessa”.

È il dramma struggente della fede ebraica, che pure è la più grande prima di
Cristo.

È la fede in un futuro, in qualcosa che non è ancora accaduto. È la fede in
una promessa che accadrà e ogni promessa ti tiene sveglio nell’attesa, ma
l’attesa di qualcosa che adesso non c’è, che non può cambiare la vita di
adesso.

“Ma Dio” e continua “per noi aveva predisposto qualcosa di meglio”.

Cos’è questo qualcosa di meglio che è dato a noi? Qual è la novità nella
fede cristiana?

Che non è la fede in un futuro, ma è la fede in un presente. O meglio, non è
la fede, è la scoperta, è la conoscenza, è conoscere il fatto presente e se
è presente cambia la vita.

Si capisce che è presente se la cambia, la riempie, dice il salmo.

“Benedetto Dio che per me ha fatto meraviglie di grazia”

La nostra fede nasce da un fatto che riempie di meraviglia il presente.
Infatti Paolo lo chiama, nella lettera ai Gàlati, dove sono stato il mese
scorso: “Quando venne la pienezza del tempo” dice. Il tempo, Κρόνος
(kronos), era vuoto, di schianto viene riempito. Di cosa? Del suo scopo.

Il cristiano se è un filo cosciente, sa lo scopo del tempo, sa che cosa
farsene di ogni istante del tempo. Non è che sa sempre cosa fare; “la vita è un groviglio”, come diceva la vecchietta “e chi ci azzecca?”

Non sa sempre cosa fare, ne sbaglia tante, ma sempre per cosa fare quello che fa, o meglio, per Chi farlo. E lo fa per Uno che gli riempie il tempo. Al cristiano non gli piacciono sempre le cose che fa, ma gli piace Colui per cui le fa: è questo che prende il cuore. Sapete qual è il test? Che il tempo è pieno, che non è più vuoto, che
hai sempre qualcosa di nuovo che scopri, qualcosa da raccontare, come questo
indemoniato, liberato dalla legione dei porci, dice che: “Questo guarito se ne andò a proclamare”.

Noi ci siamo alzati questa mattina perché abbiamo qualcosa da proclamare oggi. Se non abbiamo niente da dire a nessuno e siamo ancora nello struggimento della fede in un futuro.

Omelia Don Carlo 3 febbraio 2019

*Omelia 3 febbraio 2019*

“Desiderate intensamente i carismi più grandi”.

La sfida con il tono, prima ancora che con le parole, con lo sguardo di Paolo ai suoi amici di Corinto, che erano pur simpaticissimi, vivacissimi, dei fuochi d’artificio, ma si buttavano sempre su mille cose in cui si disperdevano, si spegnevano.
Questi sono i cristiani, dice Paolo: gente che vive per la grandezza e la cerca intensamente, gente che punta alle cose più grandi e per le cose grandi non bada a spese. Non si chiedono “quanto mi costa?”, ma “quanto vale questa cosa?”
Si dà la vita per la grandezza.
Per i cristiani il peccato ha un nome: meschinità, una cosa piccola; è l’accontentarsi di cose piccole, di meno del tutto. E qual è il carisma più grande a cui Paolo accenna? Il dono più grande che ha ricevuto: _charis_ , bellezza donata, regalata, che ti prende, che ti infiamma. Lo dice alla fine del brano: “Grande la fede, grande la speranza, ma la più grande di tutti i carismi è la carità”.

Bene, oggi non ci crede nessuno, neppure tanti cristiani; pensate che dicono “fare la carità” come se fosse una cosa che si fa.

Le cose più grandi di tutte sono i soldi, il potere, il piacere, la fama, il comodo. Tutto fuorché la carità, non ci crede nessuno. Ditelo in giro, provate oggi a chiedere: “Qual è la cosa più grande che più ti infiamma?”. Paolo la chiama, non _charis_ , perché _charis_ mette l’accento sull’origine, sul dono, ma non dice nulla sulla sostanza.

_ἀγάπη_ ( _agàpe_) , parola che usa anche Giovanni, il più profondo, con Paolo, degli apostoli, _Agàpe_, _Agàpao_ significa affezione ammirata, che nasce da un’ammirazione. Io ti amo tanto, ho questa affezione intensissima che mi brucia, che ti brucia, perché ti ammiro, perché ammiro la bellezza che vedo in te, perché ti stimo, perché sono preso dall’amore che vedo dentro il tuo cuore.
Questo è la carità: un amore pieno di ammirazione, pieno di stima. Cioè un amore motivato! Non ti amo per farti la carità cristiana, ma perché mi piaci, per la bellezza e per l’amore che vedo in te.
È la cosa più bella che può accaderti, dice, la più grande di tutte, la più grande cosa che ti possa accadere, dice Paolo, che è accaduta a me a Damasco la prima volta e poi non ha più smesso di accadermi è uno che ti guarda, che ti parla, che ti abbraccia e che ti bacia con questo sentimento, perché ti stima per la bellezza che lui ammira in te.

E dove lo trovi uno così? Chi ne è capace, dice Paolo, tra le righe?
E Giovanni, il suo amico, è esploso con lui in Asia minore, dove ho visto un mese fa le tracce che hanno lasciato questi due. Giovanni dice: “Nessuno, nessuno ne è capace. L’agàpe, la carità consiste in questo” – [Gv 1-4] dieci seguenti, in quella zona lì, dice – “L’agàpe consiste in questo: Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Dio che ha amato noi e ha mandato dal cielo Suo Figlio sulla terra”.

Cioè, la carità è un amore che non viene dalla terra di cui nessuno è capace sulla terra, è un amore che viene da cielo, ma viene sulla terra e può essere accolto sulla terra e da duemila anni lo si può incontrare sulla terra, può irrompere in un certo giorno nella tua vita, investirti, entusiasmanti, prenderti. Infiammarti e prenderti tanto che tu ti trovi così preso che ti senti voglioso e capace di amare così anche tu: ti accorgi che sei capace di imitare Dio, ti riempie tanto che te lo senti dentro, che ti vien fuori da dentro.

“Os loquitur ex abbundantia cordis”, dice un Salmo, la bocca parla di quel che ribolle nel cuore, te lo ritrovi addosso, non sai com’è, ma ti ritrovi questo brivido. Ti accorgi che ti sembra di guardare come guarda Dio, di amare come ama Dio. Ti sembra che sei un pover uomo che scopre di poter vivere “da Dio”.
E la gente ti guarda e se ne accorge e viene investita e ti accorgi che ormai anche l’altro si è incendiato e incendierà il mondo.
Il cristianesimo è questa esperienza. Come è accaduto per te, se non ti fosse accaduto mai non saresti qui, non sei certo attirato da questo brumoso inverno bolo. Ti è accaduto tante volte, in tanti modi, non ha smesso di accaderti. Non basta che accada una volta, non accade una volta per tutte. Per me non c’è una volta, c’è una volta che non ha mai smesso di continuare: quando? Come? Dove? Attraverso quali segni? Quali volti, soprattutto? Quali parole? Quali strumenti? In quali esperienze? Mica lo deve dire un’omelia?! Ma che amici siamo se quando ci incrociamo, ci guardiamo e ci abbracciamo, non ci raccontiamo questo!?

Omelia Don Carlo 1 febbraio 2019

*Omelia 1 febbraio 2019*

“Non abbandonate, dunque, la vostra franchezza”

È questa franchezza, tradotto un po’ così, la virtù che sconvolge i non cristiani, pagani e ebrei, di fronte alla comunità cristiana. Non è la gratuità perché tutti i popoli, tutti i pagani, gli ebrei amano gratuitamente: una madre e un padre non amano gratuitamente?
Non è neanche la religiosità, lì erano tutti religiosi e comunque tanta gente crede in Dio, Lo crede. Quello che sconvolge, una virtù mai vista è questa παρρησία, _parresia_ , vuol dire letteralmente _dir tutto_ , buttar tutto sul piatto, sbattere tutto davanti all’altro. È un rapporto, un intervenire senza reticenza, i non cristiani si sconvolgono, perché non conoscono questa audacia, non la vivono loro, e quando vedono, per dire, che Pietro e Paolo si dicano in faccia tutto quello che si dovevano dire, dicono: ‘Ho finito’. Scandalo e divisioni, la comunità cristiana è finita, crolla tutto.
Il giorno dopo non è crollato niente, anzi, dopo gli scontri i cristiani escono più certi, più essenziali, più decisi e uniti di prima. Perché? Cos’è che li tiene insieme al punto che si possono permettere questa franchezza, questa audacia totale, di essere liberi? C’è un legame che non si spezza. Non sono uniti perché non hanno problemi, non sono liberi perché non ne hanno: sono liberi di averne i problemi. Infatti, ci pensate? Chi è più scemo? Chi è che non tira fuori mai tutto è perché in fondo ha la coda di paglia, sa che il rapporto è di plastica, si rompe facilmente. Solo chi è certo che il rapporto tiene, butta tutto sul piatto.
Che cos’è questo legame?

“Il Mio giusto per fede vivrà”

Dice la lettera ai romani facendo eco al profeta Isaia. Ecco, il cristiano è un uomo che vive di fede, è la fede la sua vita, è la fede la sua forza, è una forza che lo lega a Dio e che lo lega agli altri. Perché il cristiano sa che Dio si è fatto uomo, si è legato all’uomo per sempre, ci lega a sè per sempre e quindi ci lega tra noi per sempre. Se ci lega Dio, chi ci divide?
Pensavano Pietro, Paolo e tutti gli altri: c’è una sola cosa che può spezzare il legame, che noi perdiamo la fede. Questa è l’origine di questa parresia , di questa franchezza audace e totale, che è anche il test della fede. Tu hai fede quanta franchezza hai, che, attenzione, non vuol dire sbattere tutto in faccia con le parole che a volte feriscono e non sono neanche utili, perché Gesù stesso tante volte, diceva prima il Vangelo, parlava in parabole, a volte taceva pure. Eppure, anche quando parlava in parabole in cui non spiegava nulla o taceva, anche lì aveva questa totale parresia questo tono di libertà audace. Perché Gesù era così audace e libero, franco? Perché lui rispondeva a Dio e basta. Non rispondeva agli amici, non rispondeva neanche a Pietro, che lo aveva fatto capo del gruppo. Quando Pietro pretende che Gesù tenga conto del suo parere si sente dire: ‘Va de retro Satana’. È questa nettezza di posizione e di tono che sfida la libertà di chi incontri e svela quello che c’è nel cuore di ognuno.